E’ l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi.
(Seneca)
Le sue origini si perdono nell’antichità e non sono facilmente ricostruibili, ma l’indagine dei segni dell’occhio e delle sue parti è sempre stata praticata nelle arti di guarigione tradizionali. La riscoperta moderna di quest’arte è generalmente attribuita ad Ignatz von Peczely, un terapeuta ungherese dell’800.
La funzione dell’indagine iridologica è rivelare i processi infiammatori, la natura e la localizzazione di eventuali tossine nell’organismo, la vitalità di un organo e gli aspetti psichici, emotivi e fisiologici della sua condizione, e le tendenze costituzionali del soggetto. L’iridologia quindi non è una tecnica diagnostica ma un’arte che guarda alla vitalità intesa come unità di mente-corpo. Il fondamento della sua oggettività risiede nell’unità macro-micro-cosmica; la parte (iride, microcosmo) riflette il tutto (individuo, macrocosmo). Questo si attua attraverso una mappa riflessogena che consente di individuare, per ogni settore delle iridi del soggetto, a quale organo esso corrisponda.
In naturopatia, l’indagine iridologica è uno strumento essenziale per la sua precisione e anche perché, cambiando i segni al mutare della condizione del soggetto, consente di verificare di seduta in seduta l’efficacia del trattamento.